La demolizione dell’ex Hotel Belsoggiorno di Riccione non è soltanto un fatto urbanistico: è un caso di studio su valore immobiliare, valore aziendale, CAPEX, redditività e costo opportunità degli hotel indipendenti
Un albergo può avere valore come immobile e non averne abbastanza come azienda.
Può trovarsi in una buona posizione, avere una storia importante e tuttavia non essere più in grado di remunerare il capitale necessario per restare competitivo.
È proprio questa la chiave di lettura del caso dell’ex Hotel Belsoggiorno di Riccione, struttura dismessa destinata alla demolizione per lasciare spazio a un nuovo intervento residenziale.
La notizia potrebbe essere letta semplicemente come l’uscita dal mercato di un vecchio hotel.
In realtà apre una questione molto più ampia:
quando il valore alternativo di un immobile supera il valore dell’attività alberghiera che ospita?
È una domanda destinata a diventare sempre più rilevante lungo la Riviera Romagnola e, più in generale, in molte destinazioni italiane caratterizzate da un’elevata presenza di piccoli hotel indipendenti.
Per comprenderlo occorre separare quattro concetti che troppo spesso vengono confusi:
valore immobiliare, valore aziendale, valore post-CAPEX e valore di destinazione alternativa.
Il vero problema: un hotel non vale quanto valgono i suoi metri quadrati
Nel mercato alberghiero italiano permane ancora una forte tendenza a valutare gli immobili ricettivi con logiche prevalentemente immobiliari.
Prezzo al metro quadrato.
Prezzo per camera.
Valore dell’area.
Posizione.
Vista.
Distanza dal mare.
Sono elementi importanti.
Ma non sono sufficienti.
Un hotel è contemporaneamente:
-
un immobile;
-
un’azienda;
-
un generatore di flussi di cassa;
-
un investimento;
-
un’attività soggetta a continui fabbisogni di capitale.
Per questo il suo valore non dovrebbe essere analizzato soltanto sulla base dell’edificio.
Un investitore professionale tende a partire da una domanda molto più semplice:
quanto reddito può produrre questo capitale?
È l’approccio utilizzato nelle analisi di InvestimentiAlberghieri.it, dove valore immobiliare, sostenibilità economica, prospettive operative e investimento necessario vengono analizzati congiuntamente.
Le quattro dimensioni del valore alberghiero
Per valutare correttamente un piccolo hotel è utile distinguere almeno quattro livelli.
1. Real Estate Value
È il valore dell’immobile nella sua configurazione attuale.
Dipende da:
-
localizzazione;
-
superficie;
-
caratteristiche edilizie;
-
stato manutentivo;
-
destinazione urbanistica;
-
potenzialità edificatoria;
-
liquidità del mercato locale.
2. Business Value
È il valore dell’azienda alberghiera.
Dipende dalla sua capacità di generare reddito attraverso:
-
ADR;
-
occupazione;
-
RevPAR;
-
ricavi accessori;
-
GOP;
-
EBITDA;
-
struttura dei costi;
-
forza commerciale;
-
reputazione;
-
capacità manageriale.
3. Post-CAPEX Value
È il valore dell’hotel dopo gli investimenti necessari per renderlo competitivo.
È qui che molte operazioni iniziano a cambiare completamente profilo.
4. Alternative Use Value
È il valore che l’immobile può assumere attraverso una destinazione differente:
-
residenziale;
-
serviced apartments;
-
student housing;
-
senior living;
-
mixed use;
-
altre destinazioni consentite urbanisticamente.
Quando l’Alternative Use Value supera significativamente il valore alberghiero, la riconversione può diventare economicamente razionale.
La formula che un investitore dovrebbe utilizzare
In termini estremamente sintetici:
Valore economico dell’investimento = valore dei flussi di cassa futuri − CAPEX necessario − rischio − costo del capitale
Oppure, semplificando ulteriormente:
Investment Value = EBITDA sostenibile × multiplo − CAPEX − debito finanziario netto
Il punto è evidente.
Il valore di un hotel non dipende esclusivamente da quanto fattura.
Dipende da quanto rimane dopo aver sostenuto tutti i costi necessari per generare quel fatturato.
Il problema strutturale dei piccoli alberghi costieri
Molti hotel della costa italiana condividono caratteristiche simili:
-
20-40 camere;
-
edifici costruiti diversi decenni fa;
-
dimensioni delle camere ridotte;
-
parti comuni contenute;
-
stagionalità elevata;
-
struttura proprietaria familiare;
-
gestione indipendente;
-
investimenti progressivamente rinviati;
-
capacità finanziaria limitata.
Questo modello ha rappresentato per decenni uno dei pilastri dell’industria turistica italiana.
Ma il contesto competitivo è profondamente cambiato.
Oggi il cliente confronta in pochi secondi:
-
prezzo;
-
recensioni;
-
immagini;
-
qualità della camera;
-
servizi;
-
posizione;
-
reputazione.
Le OTA hanno aumentato enormemente la trasparenza del mercato.
La reputazione online ha ridotto la possibilità di nascondere inefficienze di prodotto.
Le nuove aperture entrano sul mercato con:
-
camere più grandi;
-
impianti più efficienti;
-
design contemporaneo;
-
sistemi digitali;
-
distribuzione evoluta;
-
revenue management professionale.
La conseguenza è semplice:
il costo necessario per restare competitivi cresce più velocemente della capacità di molti piccoli hotel di generare capitale.
Il CAPEX è diventato la vera barriera all’ingresso
Consideriamo una struttura teorica di 30 camere.
L’immobile necessita di:
-
ristrutturazione delle camere;
-
rifacimento dei bagni;
-
impianti;
-
climatizzazione;
-
serramenti;
-
efficientamento energetico;
-
ascensore;
-
facciata;
-
parti comuni;
-
adeguamenti antincendio;
-
digitalizzazione;
-
arredi.
Supponiamo un CAPEX medio di:
€40.000 per camera
30 camere × €40.000 =
€1.200.000
A questo importo devono poi aggiungersi:
-
progettazione;
-
oneri;
-
interessi;
-
costi di acquisizione;
-
pre-opening;
-
marketing;
-
capitale circolante.
L’investimento complessivo può quindi rapidamente superare €1,5 milioni anche senza considerare il prezzo di acquisto dell’immobile.
Il rendimento viene prima della ristrutturazione
Supponiamo ora che l’hotel venga acquistato per:
€1.500.000
CAPEX:
€1.200.000
Investimento iniziale:
€2.700.000
Aggiungendo costi professionali, finanziari e di avviamento, l’investimento complessivo può avvicinarsi a:
€3 milioni
Se l’hotel producesse dopo la ristrutturazione un EBITDA di:
€180.000
il rendimento operativo sul capitale investito sarebbe circa:
6%
Prima di considerare:
-
tassazione;
-
debito;
-
manutenzioni future;
-
rischio;
-
stagionalità;
-
ciclicità del mercato.
Ecco perché la domanda corretta non è:
quanto costa ristrutturare questo hotel?
La domanda è:
quanto valore genera il capitale investito nella ristrutturazione?
Il CAPEX può creare valore. Ma può anche distruggerlo.
Immaginiamo due hotel identici.
Entrambi investono:
€1 milione.
Il primo incrementa il proprio EBITDA di:
€300.000 annui.
Il secondo lo incrementa di:
€70.000 annui.
Nel primo caso il CAPEX genera valore.
Nel secondo caso il ritorno economico può essere insufficiente.
La ristrutturazione non deve quindi essere valutata in termini estetici.
Deve essere valutata come investimento.
Gli indicatori fondamentali sono almeno cinque:
-
incremento ADR;
-
incremento occupazione;
-
aumento dei giorni di apertura;
-
incremento EBITDA;
-
aumento del valore dell’asset.
Se questi cinque indicatori non migliorano in maniera significativa, il CAPEX rischia di trasformarsi in semplice manutenzione straordinaria.
Quanto può valere realmente una piccola azienda alberghiera?
Supponiamo che un hotel produca:
EBITDA normalizzato: €200.000
Ipotizziamo, esclusivamente come esempio, un multiplo:
8× EBITDA
Enterprise Value teorico:
€1.600.000
Ma supponiamo che l’investitore debba sostenere:
€1.000.000 di CAPEX.
L’Investment Value cambia radicalmente.
Non si può più ragionare semplicemente su €1,6 milioni.
Occorre sottrarre:
-
CAPEX;
-
eventuale debito;
-
costi di closing;
-
rischio;
-
capitale circolante.
Ed è proprio questo uno dei punti che generano maggiore distanza tra venditore e acquirente.
Il proprietario tende a guardare:
l’edificio e il fatturato.
L’investitore guarda:
il rendimento futuro del capitale.
Revenue is vanity, EBITDA is sanity, cash flow is reality
Un hotel può fatturare molto e creare poco valore.
Prendiamo due strutture.
Hotel A
Ricavi:
€2.000.000
EBITDA margin:
8%
EBITDA:
€160.000
Hotel B
Ricavi:
€1.500.000
EBITDA margin:
25%
EBITDA:
€375.000
L’Hotel B fattura meno.
Ma economicamente può valere molto di più.
Perché la dimensione dei ricavi, da sola, non determina il valore dell’impresa.
La capacità di generare margine sì.
Piccoli hotel: il problema delle economie di scala
Una struttura da 25 camere deve comunque sostenere costi relativi a:
-
direzione;
-
amministrazione;
-
marketing;
-
booking;
-
software;
-
revenue management;
-
manutenzione;
-
personale;
-
consulenza.
Ma distribuisce tali costi su un numero limitato di camere.
Una piattaforma alberghiera da 250 o 500 camere può invece distribuire molti costi centrali su una base molto più ampia.
Questo produce economie di scala importanti.
È uno dei motivi per cui nei prossimi anni potrebbero assumere maggiore rilevanza:
-
aggregazioni;
-
management contract;
-
cluster management;
-
piattaforme multi-property;
-
servizi centralizzati.
HotelManagementGroup.it opera proprio nell’area della gestione e del miglioramento della performance alberghiera.
InvestHotel.it affronta invece le operazioni dal punto di vista dell’investimento, della valorizzazione e del riposizionamento.
Su RobertoNecci.it vengono approfonditi governance, controllo di gestione e strategia alberghiera.
Il quinto valore: il valore potenziale
Un hotel scarsamente redditizio oggi non è necessariamente un cattivo investimento.
Potrebbe avere un importante valore potenziale.
La domanda è:
cosa può diventare?
Un riposizionamento potrebbe consentire di:
-
aumentare categoria;
-
ridurre camere aumentando dimensioni e qualità;
-
creare suite;
-
introdurre wellness;
-
sviluppare F&B;
-
aumentare ADR;
-
estendere la stagione;
-
intercettare domanda internazionale;
-
aumentare vendita diretta;
-
ridurre dipendenza dalle OTA;
-
migliorare revenue management.
È qui che marketing, posizionamento e distribuzione diventano parte della valutazione finanziaria.
HotelMarketingLab.it analizza proprio il rapporto tra marketing alberghiero, revenue management, intelligenza artificiale, vendita diretta e redditività.
Perché ristrutturare senza riposizionare commercialmente significa rischiare di:
spendere capitale per vendere un prodotto migliore allo stesso prezzo.
La matrice decisionale: ristrutturare, vendere o riconvertire?
Prima di assumere qualsiasi decisione strategica dovrebbero essere costruiti almeno quattro scenari.
| Scenario | CAPEX | EBITDA potenziale | Creazione di valore | Rischio |
|---|---|---|---|---|
| Gestione attuale | basso | basso/medio | limitata | medio |
| Ristrutturazione | medio-alto | medio | media | medio |
| Riposizionamento profondo | alto | medio-alto | alta | alto |
| Riconversione | variabile | non alberghiero | potenzialmente alta | urbanistico |
La decisione corretta dipende dal rapporto fra:
capitale richiesto e valore generato.
Quando conviene ristrutturare?
La ristrutturazione ha senso quando:
-
la destinazione cresce;
-
l’ADR potenziale è superiore all’attuale;
-
l’occupazione può aumentare;
-
la struttura può estendere la stagione;
-
il CAPEX genera un EBITDA incrementale significativo;
-
il valore post-intervento supera il costo complessivo del capitale.
In sintesi:
la ristrutturazione conviene quando ogni euro investito aumenta il valore dell’asset più di un euro.
Quando conviene vendere?
La vendita può essere razionale quando:
-
l’hotel genera margini ridotti;
-
il proprietario non vuole sostenere nuovo CAPEX;
-
l’asset richiede competenze manageriali diverse;
-
un investitore professionale può ottenere economie di scala;
-
il valore di mercato supera il valore attuale dell’attività.
Vendere non significa necessariamente abbandonare un asset.
Può significare trasferirlo verso un soggetto in grado di valorizzarlo meglio.
Quando conviene riconvertire?
La riconversione diventa interessante quando:
Alternative Use Value > Hotel Investment Value
ovvero quando il valore economico derivante da una destinazione alternativa supera il valore che l’immobile può generare come hotel.
È esattamente il tipo di logica che il caso dell’ex Belsoggiorno invita ad approfondire.
Non si tratta semplicemente di decidere se un albergo sia bello o brutto.
Si tratta di stabilire quale utilizzo del capitale produca il maggiore valore.
Dall’Emotional Value all’Investment Value
Molti piccoli hotel italiani possiedono un enorme valore emozionale.
Sono aziende di famiglia.
Sono stati costruiti da genitori o nonni.
Hanno accompagnato per decenni lo sviluppo turistico della destinazione.
Questo patrimonio ha un valore reale.
Ma non coincide necessariamente con l’Investment Value.
L’investitore valuta:
-
flussi di cassa;
-
rischio;
-
CAPEX;
-
indebitamento;
-
rendimento atteso;
-
exit value.
Il mercato finanziario non remunera la storia.
Remunera la capacità futura di produrre reddito.
Il caso Riccione racconta il futuro della costa italiana
Il caso dell’ex Hotel Belsoggiorno può quindi essere letto come un piccolo segnale di un processo più ampio.
Nei prossimi anni una parte dello stock alberghiero italiano potrebbe seguire percorsi molto diversi:
-
alcuni hotel verranno riqualificati;
-
altri verranno riposizionati;
-
altri saranno aggregati;
-
altri passeranno a operatori professionali;
-
altri ancora usciranno definitivamente dal mercato.
Non necessariamente si tratta di un indebolimento dell’offerta.
In alcuni casi può rappresentare l’opposto.
La riduzione dello stock marginale può favorire:
-
maggiore occupazione degli hotel rimasti;
-
crescita dell’ADR;
-
maggiore capacità di investimento;
-
qualità media superiore;
-
maggiore redditività.
In altre parole:
meno camere non significa necessariamente meno turismo.
Può significare un’industria alberghiera più efficiente.
La domanda decisiva per proprietari e investitori
Prima di acquistare, vendere o ristrutturare un hotel bisognerebbe rispondere a una domanda apparentemente semplice:
dove viene creato il maggior valore?
Nell’attività attuale?
Nella ristrutturazione?
Nel riposizionamento?
Nell’aggregazione?
Nella vendita?
Nella riconversione?
La risposta non può essere emotiva.
Deve derivare da:
dati + business plan + CAPEX + cash flow + scenari alternativi.
Il vero valore di un hotel
In definitiva, il valore di un albergo può essere rappresentato da questa relazione:
Prezzo di acquisto
-
CAPEX
-
capitale circolante
-
costo finanziario
= capitale investito
A questo capitale devono essere confrontati:
EBITDA
-
cash flow
-
crescita
-
valore di uscita
Se il rendimento atteso è adeguato, l’investimento crea valore.
Se non lo è, occorre cambiare strategia.
Ed è proprio qui che si distingue un investimento alberghiero da una semplice operazione immobiliare.
Analisi e valutazione di aziende alberghiere
InvestimentiAlberghieri.it sviluppa analisi indipendenti dedicate a:
-
proprietari alberghieri;
-
investitori;
-
family office;
-
operatori;
-
banche;
-
fondi;
-
advisor;
-
soggetti interessati ad acquisizioni o valorizzazioni.
Le analisi possono comprendere:
-
valutazione aziendale;
-
analisi del GOP;
-
EBITDA normalizzato;
-
valutazione dell’immobile;
-
analisi del mercato;
-
benchmark competitivo;
-
stima CAPEX;
-
analisi del riposizionamento;
-
business plan;
-
sostenibilità finanziaria;
-
scenari alternativi;
-
analisi del valore potenziale;
-
turnaround;
-
supporto strategico alle operazioni.
L’obiettivo non è stabilire semplicemente:
quanto costa un hotel.
Ma capire:
quanto può realmente valere e quanto capitale sia razionale investirvi.
Per informazioni e analisi:
info@investimentialberghieri.it
InvestimentiAlberghieri.it
InvestHotel.it
RobertoNecci.it
HotelManagementGroup.it
HotelMarketingLab.it