Il Grand Hotel Busca Thedy di Gressoney-La-Trinité è chiuso dall’incendio del 2004. Nel marzo 2024 la stampa locale ne ha riportato la vendita, senza che risultino pubblicamente verificabili né l’identità dell’acquirente, né il corrispettivo, né il progetto di riuso. Sei mila metri quadrati, due corpi di fabbrica, novanta camere storiche e una potenziale premialità volumetrica che, se ancora applicabile al caso concreto, potrebbe arrivare fino al 40%. Perché questo dossier può valere molto più di quanto la condizione attuale dell’immobile lasci immaginare — e dove si nasconde il rischio che può distruggere il business plan.

L’asset

Il Grand Hotel Busca Thedy è uno degli alberghi storici più significativi dell’arco alpino italiano.

Si trova in località Tache, nel capoluogo di Gressoney-La-Trinité, in Valle d’Aosta, a circa 1.635 metri di quota.

La storia comincia nel 1880, quando sul sito di una vecchia mensa alpina nasce la Pension Thedy.

La famiglia Thedy gestisce la struttura fino ai primi anni del Novecento, quando la conduzione passa ai fratelli Busca di Settimo Vittone.

Dopo l’acquisto nel 1916, il complesso viene progressivamente ampliato.

Nel 1921 arrivano una dépendance e un’autorimessa.

Nei primi anni Trenta viene costruito un secondo edificio con sessanta camere e dotazioni che, per l’epoca, rappresentavano un livello di ospitalità straordinariamente avanzato.

Il complesso arriva così a contare:

  • circa 90 camere;

  • acqua corrente calda e fredda;

  • appartamenti con bagno privato;

  • ascensore;

  • bar;

  • salone da ballo con orchestra;

  • telefono e telegrafo;

  • tre campi da tennis;

  • giardini;

  • servizio sanitario;

  • guide e portatori.

Novanta camere.

Nel 1930.

A 1.635 metri.

In un comune che oggi conta poco più di trecento residenti.

È un dato che restituisce immediatamente la scala economica e turistica che Gressoney possedeva già un secolo fa.

Non si trattava di una destinazione marginale.

Dal 1889 al 1923 la regina Margherita di Savoia soggiornò abitualmente nell’area, contribuendo in maniera decisiva alla notorietà della località e alla costruzione di quella vocazione turistica alpina che ancora oggi rappresenta una parte importante dell’identità di Gressoney.

Poi arriva il 2004.

Un incendio colpisce l’ala ovest del complesso.

L’hotel chiude.

E comincia un abbandono che dura ormai da oltre vent’anni.

Legambiente ha censito la struttura tra gli immobili dismessi in quota, descrivendola come un complesso composto da due corpi di fabbrica per una superficie complessiva di circa 6.000 metri quadrati, con elementi architettonici che combinano razionalismo italiano e Belle Époque.

Il FAI l’ha inserita tra i Luoghi del Cuore, definendola una “meraviglia liberty in abbandono”.

Lo stesso strumento urbanistico comunale individua il Busca Thedy tra le emergenze architettoniche da valorizzare.

Ma il dato che riapre realmente il dossier arriva nel marzo 2024.

La Stampa dà notizia della vendita dell’immobile.

Alla data di questa analisi non risultano tuttavia pubblicamente verificabili:

  • l’identità dell’acquirente;

  • il prezzo effettivamente corrisposto;

  • il progetto depositato;

  • il modello gestionale previsto;

  • la tempistica di recupero.

È quindi fondamentale separare due cose.

Una cosa è l’asset.

Un’altra è l’operazione eventualmente in corso.

Questa analisi riguarda il primo.


La leva che può cambiare completamente il valore

Nel dossier Legambiente dedicato alle strutture dismesse in quota compare un’indicazione particolarmente interessante: la possibilità, nell’ambito della normativa regionale allora richiamata, di accedere a strumenti di sostegno alla riqualificazione e a una premialità volumetrica fino al 40%.

È un dato potenzialmente decisivo.

Ma va trattato con estrema prudenza.

La documentazione richiamata risale al 2021.

Pertanto, prima di attribuire qualsiasi valore economico alla premialità del 40%, occorre verificare che la misura sia ancora vigente, applicabile al Busca Thedy e concretamente utilizzabile alla luce della normativa urbanistica e dei vincoli attuali.

Solo dopo questa verifica è possibile trasformare una potenzialità teorica in un diritto edificatorio realmente utilizzabile.

Fatta questa premessa, l’ordine di grandezza merita comunque attenzione.

La volumetria

Il complesso esistente sviluppa circa:

6.000 mq.

Se la premialità del 40% risultasse integralmente applicabile al progetto concreto, la superficie teorica potrebbe arrivare fino a circa:

8.400 mq.

Nel settore alberghiero, però, i metri quadrati hanno valore soltanto se vengono trasformati in un prodotto coerente con il mercato.

Un quattro o cinque stelle montano dotato di:

  • spa;

  • ristorazione;

  • aree comuni generose;

  • ski room;

  • servizi;

  • spazi tecnici;

  • back of house;

può richiedere indicativamente 60-70 mq lordi per camera, talvolta anche di più in presenza di un prodotto luxury.

Applicando questi parametri in maniera puramente teorica, la capacità potrebbe entrare in una fascia di 120-140 chiavi.

Con un progetto meno denso, camere più grandi e maggiori superfici comuni, si potrebbe comunque immaginare una capacità nell’ordine di 90-100 camere.

E qui emerge la prima vera caratteristica strategica del Busca Thedy.

Gli alberghi alpini italiani di questa scala sono pochi.

In un’area collegata al comprensorio Monterosa Ski, un asset capace di raggiungere dimensioni prossime o superiori alle 80-100 camere può entrare nel radar di investitori istituzionali e operatori internazionali per i quali la scala rappresenta spesso un elemento determinante.

Non significa che sotto le 80 camere non esista interesse internazionale.

Nel luxury, un asset straordinario può essere interessante anche con 40-60 chiavi.

Significa però che la dimensione potenziale del Busca Thedy consente di valutare modelli industriali che molti piccoli alberghi alpini non possono neppure prendere in considerazione.

Questo cambia il dossier.

Il Busca Thedy non è semplicemente un “rudere storico da recuperare”.

Potenzialmente è una piattaforma alberghiera di dimensione rilevante in una destinazione alpina consolidata.


La seconda leva: il capitale pubblico

La Valle d’Aosta ha storicamente utilizzato strumenti di sostegno per la riqualificazione delle strutture ricettive.

A seconda delle misure in vigore possono esistere:

  • contributi in conto capitale;

  • finanziamenti agevolati;

  • strumenti intermediati dal sistema finanziario regionale;

  • incentivi legati alla riqualificazione energetica;

  • misure collegate al mantenimento o all’incremento della capacità ricettiva.

Su un’operazione da decine di milioni di euro, questa componente può cambiare radicalmente la struttura finanziaria.

Se un progetto richiede €30 milioni di CAPEX, la differenza tra:

€30 milioni integralmente a rischio dell’investitore

e

€30 milioni con una quota significativa sostenuta attraverso strumenti agevolativi

non è marginale.

Può essere la differenza tra un progetto non investibile e un progetto finanziariamente sostenibile.

Ma anche qui serve metodo.

Percentuali, massimali, condizioni, vincoli temporali e destinazioni ammissibili devono essere verificati sui bandi e sulla normativa vigenti al momento dell’operazione.

Non è possibile costruire un business plan 2026 sulla base di una scheda informativa del 2021.

Ed è proprio questo tipo di verifica che deve precedere l’acquisizione di un albergo dismesso.

Su Investhotel.it l’analisi di operazioni di riqualificazione parte esattamente da qui: asset, vincoli, CAPEX, strumenti agevolativi, scala sostenibile e modello gestionale vengono letti insieme, prima di attribuire un valore all’immobile.


Il CAPEX: prima variabile, ma non la più pericolosa

Il Busca Thedy è chiuso dal 2004.

L’ala ovest è stata interessata da un incendio.

La struttura si trova a 1.635 metri.

L’edificio è stato esposto per più di vent’anni a:

  • neve;

  • gelo;

  • disgelo;

  • infiltrazioni;

  • escursioni termiche;

  • degrado delle coperture;

  • potenziale deterioramento delle strutture.

A questo si aggiunge la logistica.

Un cantiere alpino non lavora con le stesse condizioni di un cantiere urbano.

La finestra effettivamente produttiva può essere limitata.

Trasporto dei materiali, disponibilità della manodopera specializzata e condizioni climatiche incidono sui costi.

Per un recupero integrale di questa natura, una forchetta puramente preliminare potrebbe collocarsi nell’ordine di:

€250.000-350.000 per chiave.

Su 100 camere significherebbe:

€25-35 milioni

prima di considerare integralmente:

  • prezzo dell’immobile;

  • oneri;

  • progettazione;

  • infrastrutture;

  • finanziamento;

  • pre-opening;

  • capitale circolante;

  • contingencies.

Il total investment potrebbe quindi entrare agevolmente in un’area compresa tra €30 e €40 milioni, se non superiore in presenza di criticità strutturali rilevanti.

Ma questo numero, oggi, non deve essere interpretato come una stima definitiva.

È soltanto un ordine di grandezza.


Il primo investimento non è il rendering

Questo è probabilmente il passaggio più importante per qualsiasi investitore interessato all’asset.

Dopo oltre vent’anni di abbandono in alta quota, il CAPEX non può essere determinato guardando fotografie, planimetrie e superfici.

Serve una vera due diligence tecnica.

Il primo capitale dovrebbe essere destinato a verificare:

  • fondazioni;

  • strutture portanti;

  • solai;

  • murature;

  • coperture;

  • danni dell’ala incendiata;

  • infiltrazioni;

  • umidità;

  • impianti esistenti;

  • eventuale presenza di amianto;

  • necessità di bonifica;

  • comportamento strutturale dopo decenni di gelo-disgelo.

La diagnostica rappresenta una frazione minima rispetto all’investimento complessivo.

Ma ciò che emerge da quelle verifiche può modificare il CAPEX di diversi milioni di euro.

È uno degli errori più ricorrenti nella riqualificazione degli alberghi storici.

Si acquista l’immobile perché il prezzo sembra interessante.

Si commissiona immediatamente il masterplan.

Si producono rendering.

Si sceglie il brand.

E solo quando il cantiere viene aperto si scopre che la struttura reale non coincide con quella immaginata dal business plan.

A quel punto il capitale è già impegnato.

La sequenza corretta è opposta:

diagnostica → fattibilità → prodotto → business plan → progettazione.

Non il contrario.


La vera criticità: la stagione

Ed è qui che il Busca Thedy diventa un caso particolarmente interessante.

Il problema principale potrebbe non essere il costo di ricostruirlo.

Potrebbe essere la quantità di hotel che il mercato riesce realmente ad assorbire durante l’anno.

Gressoney-La-Trinité possiede due stagioni.

Quella invernale, trainata dal Monterosa Ski.

Quella estiva, sostenuta da escursionismo, montagna, outdoor e clima.

Ma le due stagioni forti rimangono relativamente concentrate.

Uno scenario prudente può individuare:

dicembre-aprile

come finestra primaria invernale;

e

luglio-agosto

come picco estivo.

Giugno e settembre possono contribuire.

Ma non sono automaticamente mesi pieni.

Su un grande albergo, la reale capacità di generare ricavi potrebbe quindi concentrarsi indicativamente in 160-190 giorni economicamente significativi.

È questa variabile che deve essere messa in relazione con la superficie disponibile.

Perché la grande volumetria è un vantaggio soltanto se esiste una domanda in grado di remunerarla.


Il conto su cento camere

Costruiamo uno scenario puramente analitico.

Ipotizziamo:

  • 100 camere

  • 365 giorni teoricamente disponibili;

  • occupancy annualizzata: 38%

  • circa 13.900 room nights

  • ADR: €280

Il ricavo camere sarebbe nell’ordine di:

€3,9 milioni.

Aggiungendo:

  • food & beverage;

  • spa;

  • bar;

  • attività outdoor;

  • ski services;

  • eventi;

  • altri ricavi accessori;

il fatturato complessivo potrebbe collocarsi indicativamente in una fascia di:

€6,5-7,5 milioni.

In una gestione particolarmente efficiente, un GOP margin nell’ordine del 25-30% potrebbe generare un GOP indicativo compreso tra circa:

€1,6 e €2,2 milioni.

Da questo risultato andrebbero poi sottratti, a seconda della struttura gestionale:

  • management fees;

  • costi corporate;

  • assicurazioni;

  • FF&E reserve;

  • eventuali costi sotto GOP;

  • altri elementi necessari per arrivare all’EBITDA e al cash flow effettivamente disponibile.

Con un investimento complessivo compreso ipoteticamente tra €30 e €40 milioni, il rapporto tra GOP operativo e capitale investito si collocherebbe, agli estremi teorici, approssimativamente tra il 4% e il 7%.

Uno scenario centrale prudenziale porterebbe probabilmente verso un’area del 4-6%.

Non è necessariamente un rendimento insufficiente.

Ma diventa interessante soltanto se almeno una parte delle seguenti condizioni si verifica:

  • CAPEX sostenuto da incentivi;

  • prezzo di acquisizione contenuto;

  • ADR superiore allo scenario base;

  • maggiore occupazione;

  • stagione più lunga;

  • forte contribuzione di spa e F&B;

  • struttura dei costi realmente stagionale.

E questo ci porta alla conclusione fondamentale.

Il problema del Busca Thedy non è costruire cento camere.

È farle rendere per un numero sufficiente di giorni all’anno.


Cento camere potrebbero essere troppe

Questo è il paradosso dell’asset.

La possibilità di sviluppare maggiore volumetria aumenta il valore immobiliare teorico.

Ma potrebbe contemporaneamente peggiorare il conto economico alberghiero.

Perché un hotel più grande significa:

  • più personale;

  • più energia;

  • più manutenzione;

  • più FF&E;

  • più capitale circolante;

  • più camere da riempire;

  • maggiore rischio nei mesi di spalla.

Costruire tutto ciò che urbanisticamente è possibile non significa necessariamente costruire ciò che economicamente è corretto.

Il progetto più razionale potrebbe quindi essere ibrido.

Per esempio:

50-70 camere alberghiere vere, con:

  • brand riconoscibile;

  • spa di scala adeguata;

  • F&B;

  • servizi ski;

  • forte componente outdoor estiva;

affiancate da una componente di unità ricettive gestite:

  • serviced apartments;

  • residenze turistico-alberghiere;

  • branded residences compatibili con la normativa;

  • eventuali formule di proprietà o utilizzo integrate nel perimetro ricettivo.

L’obiettivo sarebbe duplice.

Ridurre il capitale immobilizzato nella parte alberghiera tradizionale.

E contemporaneamente monetizzare una parte della volumetria attraverso formule capaci di generare incassi anticipati o una diversa struttura di rendimento.

Ma c’è una condizione fondamentale.


Non basta trasformarlo in seconde case

La Valle d’Aosta tutela in maniera significativa la destinazione ricettiva.

Gli strumenti agevolativi legati alla riqualificazione alberghiera possono prevedere vincoli di destinazione pluriennali.

Le possibilità concrete di realizzare componenti residenziali, branded residences o formule assimilabili devono quindi essere verificate caso per caso.

L’idea di acquistare un grande hotel dismesso, utilizzare eventuali incentivi e trasformarlo successivamente in un semplice complesso di seconde case non può essere assunta come scenario base.

Il progetto ibrido, se urbanisticamente e giuridicamente possibile, deve essere costruito dentro il modello della ricettività gestita, non in opposizione ad esso.

È un passaggio decisivo.

Perché il valore immobiliare più elevato sulla carta non coincide necessariamente con il progetto autorizzabile.

E il progetto autorizzabile non coincide necessariamente con quello finanziariamente sostenibile.

L’investimento corretto nasce soltanto dove queste tre dimensioni si incontrano:

urbanistica + mercato + conto economico.


Il vero upside: allungare la stagione

Se il limite è la durata della stagione, allora la creazione di valore non passa necessariamente dall’aumento del numero di camere.

Passa dall’aumento dei giorni economicamente produttivi.

Ed è qui che la gestione diventa più importante della volumetria.

L’inverno è evidente.

Sci.

Monterosa.

Neve.

Ma il vero business case potrebbe essere l’estate.

Gressoney dispone di:

  • trekking;

  • alpinismo;

  • trail;

  • e-bike;

  • natura;

  • wellness;

  • clima;

  • cultura Walser;

  • gastronomia;

  • retreat;

  • sport.

Se la montagna estiva riesce a costruire un ADR e una domanda comparabili, almeno in parte, a quella invernale, l’economia dell’asset cambia.

E se giugno e settembre diventano realmente vendibili, il numero di giorni produttivi cresce senza costruire un solo metro quadrato in più.

È qui che un progetto di HotelManagementGroup.it su revenue management, dimensionamento stagionale dell’organico, commercializzazione multi-stagione e controllo di gestione può creare più valore di un ampliamento edilizio.

Perché in un hotel alpino:

la camera che vale di più non è necessariamente quella nuova.

È quella già costruita che riesce a essere venduta trenta giorni in più all’anno.


Busca Thedy e i quattro rischi degli asset alberghieri complessi

Su InvestimentiAlberghieri.it stiamo costruendo attraverso casi reali una mappa dei principali rischi che emergono negli asset alberghieri complessi.

Il Portofino Kulm mostra il rischio del tempo.

Il capitale può essere corretto.

L’asset può essere straordinario.

Ma se il time-to-cash si allunga troppo, l’IRR viene progressivamente eroso.

Sammezzano mostra il rischio del modello di ricavo.

Un patrimonio monumentale non può essere valutato dividendo semplicemente l’investimento per il numero delle camere.

Museo, eventi, hospitality e valorizzazione patrimoniale appartengono allo stesso ecosistema.

La Marinella di Nervi mostra il rischio del titolo.

Il prezzo conta meno della durata del diritto, degli obblighi di CAPEX e del valore che rimane all’investitore alla scadenza.

Il Busca Thedy introduce la quarta categoria:

il rischio di scala.

O, più precisamente:

il rischio di far crescere la capacità immobiliare più rapidamente della stagione commerciale.

È un problema particolarmente importante per il patrimonio alberghiero alpino.


Il grande problema degli hotel alpini dismessi italiani

L’arco alpino italiano ospita numerosi grandi alberghi storici nati in un’altra epoca turistica.

Edifici importanti.

Volumetrie generose.

Destinazioni riconosciute.

Architetture di valore.

Ma spesso anche:

  • stagioni corte;

  • costi energetici elevati;

  • logistica complessa;

  • personale stagionale difficile da reperire;

  • CAPEX significativo;

  • domanda molto concentrata.

Questi asset possono sembrare straordinariamente convenienti quando vengono valutati al metro quadrato.

Ma un hotel non remunera i metri quadrati.

Remunera:

camere vendute × ADR + ricavi accessori − costi operativi.

Ed è per questo che nelle analisi pubblicate su RobertoNecci.it il punto di partenza non è quasi mai “quanto vale l’immobile?”.

La domanda precedente è:

“quale modello industriale può produrre abbastanza cassa da giustificare il capitale necessario per recuperarlo?”

Soltanto dopo è possibile parlare seriamente di valore.


Perché Busca Thedy può essere sottovalutato

Non sappiamo, sulla base delle fonti pubbliche disponibili, quale sia stato il prezzo della vendita riportata nel 2024.

Non sappiamo chi sia l’acquirente.

Non conosciamo il progetto.

Non possiamo quindi dire se l’operazione specifica sia conveniente o meno.

Possiamo però analizzare l’asset.

E l’asset possiede contemporaneamente:

scala.

storia.

riconoscibilità.

posizione nel Monterosa Ski.

potenziale volumetrico da verificare.

possibili strumenti agevolativi da verificare.

possibilità di un prodotto upper-upscale o luxury.

È una combinazione rara.

Il problema non è quindi la mancanza di potenziale.

Il problema è evitare di trasformare quel potenziale immobiliare in un eccesso di capacità alberghiera.

Il Busca Thedy potrebbe avere più valore con:

60 camere molto redditizie

che con:

120 camere difficili da riempire.

Questa è la vera tesi dell’operazione.


Prima il modello, poi i metri quadrati

Chi valuta oggi un asset come Busca Thedy dovrebbe procedere in questo ordine:

1. Due diligence tecnica

Determinare cosa esiste realmente e quanto costa recuperarlo.

2. Due diligence urbanistica

Verificare superfici, destinazioni, eventuale premialità volumetrica e vincoli.

3. Verifica degli incentivi

Determinare quali strumenti siano effettivamente disponibili oggi e con quali obblighi.

4. Analisi della domanda

Inverno, estate, mercati geografici, segmenti, ADR sostenibile.

5. Dimensionamento del prodotto

Non quante camere si possono costruire.

Quante camere conviene costruire.

6. Modello gestionale

Gestione diretta, management contract, lease, franchising, soft brand.

7. Business plan

Solo a questo punto si può determinare il CAPEX sostenibile.

8. Valore dell’immobile

Il valore dell’asset arriva alla fine del processo.

Non all’inizio.

È il metodo utilizzato nelle attività di advisory illustrate su Investhotel.it.


L’asset più sottovalutato dell’arco alpino?

È una tesi volutamente forte.

Ma il Busca Thedy possiede caratteristiche che meritano attenzione.

Se la vendita riportata nel 2024 verrà confermata e se emergerà un progetto concreto, sarà possibile giudicare l’operazione.

Oggi possiamo giudicare soltanto il potenziale dell’immobile.

E quel potenziale è notevole.

Seimila metri quadrati.

Una possibile espansione da verificare.

Un secolo e mezzo di storia alberghiera.

Una destinazione riconosciuta.

Il comprensorio Monterosa Ski.

La possibilità di un prodotto di scala.

Ma soprattutto un problema industriale chiarissimo da risolvere.

La volumetria deve essere dimensionata sulla stagione.

Non il contrario.

Chi riuscirà a combinare:

scala corretta + brand + spa + inverno + estate + costi stagionali + eventuali incentivi + capitale paziente

potrebbe non limitarsi a recuperare un albergo storico.

Potrebbe dimostrare un modello replicabile per una parte importante del patrimonio ricettivo alpino italiano.

Ed è questo che rende il Busca Thedy molto più interessante di un semplice edificio abbandonato.

Continueremo a seguire il dossier, verificando in particolare l’identità della nuova proprietà, il progetto eventualmente depositato e il quadro normativo effettivamente applicabile alla riqualificazione.


L’analisi non si ferma qui

Su InvestimentiAlberghieri.it mappiamo e analizziamo hotel chiusi, asset dismessi, immobili da riconvertire, operazioni di M&A e progetti di riqualificazione alberghiera, con particolare attenzione ai casi nei quali il valore immobiliare deve essere verificato attraverso il conto economico futuro.

Se stai valutando l’acquisizione di un albergo storico dismesso, un asset alpino o un immobile ricettivo da riqualificare, su Investhotel.it sono illustrate le attività di advisory relative a:

  • screening dell’asset;

  • due diligence;

  • valutazione;

  • analisi del CAPEX;

  • business plan;

  • verifica della scala sostenibile;

  • studio del mix di ricavi;

  • analisi degli incentivi;

  • verifica dei vincoli;

  • strutturazione PropCo/OpCo;

  • selezione del modello gestionale;

  • negoziazione di management agreement e contratti di affitto.

Per la componente industriale — organizzazione stagionale, controllo di gestione secondo logiche USALI, revenue management, pre-opening, dimensionamento dell’organico e selezione del management — il riferimento è HotelManagementGroup.it.

Analisi, pubblicazioni e approfondimenti professionali sul settore alberghiero sono disponibili anche su RobertoNecci.it.

Hai un hotel storico dismesso, in montagna o in un’altra destinazione, e vuoi capire quale dimensione e quale modello possono renderlo economicamente sostenibile?
Scrivi a info@investimentialberghieri.it per un primo inquadramento dell’asset e per valutare un eventuale mandato di advisory.


Nota metodologica e fonti

L’articolo è stato redatto esclusivamente sulla base di fonti pubbliche disponibili alla data di pubblicazione: La Stampa, edizione di Aosta (21 marzo 2024); Ascosi Lasciti (20 marzo 2024); documentazione pubblicamente disponibile sull’immobile; dossier Legambiente sulle strutture dismesse in quota e Rapporto Nevediversa; censimento FAI dei Luoghi del Cuore; Programma di Sviluppo Turistico del Comune di Gressoney-La-Trinité.

L’identità dell’acquirente, il prezzo della compravendita riportata nel 2024 e il progetto di riuso non risultano pubblicamente verificabili alla data di redazione. L’articolo analizza pertanto le caratteristiche dell’asset e non formula valutazioni sulla specifica operazione eventualmente in corso.

Le indicazioni relative alla possibile premialità volumetrica fino al 40% e agli strumenti agevolativi regionali derivano da documentazione precedente e devono essere verificate sulla normativa, sugli strumenti urbanistici e sui bandi vigenti al momento dell’investimento. Nessuna premialità viene pertanto considerata acquisita.

Tutti i valori relativi a CAPEX, camere, ADR, occupazione, ricavi, GOP, rendimento e dimensionamento del prodotto sono elaborazioni indipendenti di InvestimentiAlberghieri.it formulate esclusivamente a fini analitici e non rappresentano dati aziendali, previsioni della proprietà o contenuti di un progetto ufficiale.

La proprietà e tutti i soggetti citati possono richiedere in qualsiasi momento rettifiche, precisazioni o integrazioni documentali scrivendo alla redazione.



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