Il 30 giugno 2026 si è chiusa la joint venture tra Kingstone Capital AG Switzerland e il Versorgungswerk der Zahnärztekammer Berlin. Ma il comunicato che ne ha dato notizia l'11 agosto non menziona il provvedimento con cui, il 16 luglio, la Camera delle Imprese di Amsterdam ha disposto un'indagine indipendente sulla holding olandese. La vicenda offre una lezione più ampia su governance, conferimenti in natura, marchi e tutela del capitale istituzionale nelle operazioni alberghiere.


La sequenza temporale

30 giugno 2026 — Gravity Capital acquisisce la controllata emiratina di Kingstone che detiene il 70,3% di Grand Metropolitan Hotels Holding B.V.

16 luglio 2026 — l'Ondernemingskamer del Gerechtshof di Amsterdam dispone, secondo quanto successivamente comunicato dal VZB, un'indagine indipendente sulla gestione della holding e adotta misure immediate.

23 luglio 2026 — il VZB rende pubblica la propria ricostruzione del procedimento.

11 agosto 2026 — Kingstone comunica la conclusione della joint venture, il passaggio del controllo a Gravity Capital e la revoca della licenza sul marchio Grand Metropolitan.

La sequenza delle date è essenziale per comprendere il caso.


Il fatto

L'11 agosto 2026 un comunicato diffuso tramite PR Newswire e ripreso dai circuiti Immediapress annuncia la conclusione della joint venture tra Kingstone Capital AG Switzerland e il Versorgungswerk der Zahnärztekammer Berlin (VZB), l'ente previdenziale dei dentisti di Berlino, Brandeburgo e Brema.

La struttura dell'operazione descritta nel comunicato è indiretta.

Gravity Capital, società d'investimento con base a Hong Kong, ha acquisito la controllata emiratina di Kingstone che deteneva il 70,3% di Grand Metropolitan Hotels Holding B.V., società olandese utilizzata come piattaforma d'investimento della joint venture.

Il perfezionamento dell'operazione viene collocato al 30 giugno 2026.

Sempre con effetto dalla stessa data — secondo la ricostruzione diffusa dalla parte svizzera — gli amministratori della holding e i componenti del consiglio di sorveglianza avrebbero rassegnato le dimissioni.

Alla società è stato inoltre revocato il diritto di utilizzare la denominazione Grand Metropolitan. La holding è destinata quindi a operare come Gravity Capital Hospitality.

La titolarità mondiale del marchio Grand Metropolitan appartiene infatti a Grand Metropolitan 1931 AG, società interamente controllata da Kingstone, che ha revocato la relativa licenza.

Nel medesimo perimetro, Gravity Capital ha acquisito le partecipazioni di maggioranza in tre società tecnologiche dedicate al settore hospitality — Genesis AI, Room Hub e Xenios — destinate a essere riunite sotto la denominazione Gravity Hospitality Holding.

La causa della separazione viene ricondotta da Kingstone a uno stallo ormai non superabile: sarebbero fallite sia le proposte di acquisto reciproco delle partecipazioni sia un tentativo di aumento di capitale, mentre diverse decisioni societarie sarebbero rimaste bloccate.

Martin R. Smura, fondatore del gruppo, descrive quindi la separazione come conseguenza dell'impossibilità di proseguire la collaborazione.

Il gruppo Grand Metropolitan Hotels, attivo secondo un modello asset-light basato su branding, management, franchising, affiliazioni e soluzioni digitali e associato a marchi quali TOP INTERNATIONAL Hotels, Voile d'Or, Signature Hotels, Park Avenue Hotels e Private Selection Hotels, dichiara conclusa la vicenda e annuncia trattative esclusive per una nuova acquisizione nel settore delle affiliazioni alberghiere, con un possibile annuncio nel settembre 2026.

Fin qui il comunicato.


Ciò che il comunicato non dice

Il 23 luglio 2026 il VZB aveva pubblicato una propria comunicazione con una ricostruzione sostanzialmente diversa del contesto societario nel quale si inseriva la separazione.

Secondo la nota dell'ente previdenziale, il 16 luglio 2026 l'Ondernemingskamer del Gerechtshof di Amsterdam, la sezione specializzata in controversie societarie della corte d'appello olandese, aveva accolto le istanze presentate dal VZB nel procedimento n. 200.362.950/01 OK.

La corte avrebbe disposto un'indagine indipendente sulla gestione di Grand Metropolitan Hotels Holding B.V., accompagnandola con una serie di misure immediate.

Sempre secondo quanto riferito dal VZB, sarebbero stati sospesi per la durata del procedimento tutti i membri del consiglio di amministrazione — tra i quali Martin Smura, già amministratore delegato di Kempinski — e tutti i membri del consiglio di sorveglianza, tra i quali Philipp Rösler, già vicecancelliere della Repubblica Federale Tedesca.

La gestione della società sarebbe stata affidata a un amministratore di nomina giudiziale, incaricato anche di verificare la possibilità di raggiungere una composizione bonaria.

Il provvedimento viene indicato dal VZB come immediatamente esecutivo.

Secondo l'ente previdenziale, il tribunale avrebbe ravvisato motivi sufficienti per dubitare della corretta gestione della società, con particolare riferimento a quattro aree:

  • valutazione dei conferimenti in natura;

  • contabilità e rappresentazione contabile;

  • assetti di governance;

  • informazione fornita al socio di minoranza.

Nessuno di questi elementi compare nel comunicato dell'11 agosto.

L'assenza è rilevante non perché consenta, da sola, di formulare giudizi sulle responsabilità delle parti, ma perché modifica sensibilmente il quadro attraverso il quale il lettore interpreta la separazione societaria.


Il vero nodo economico: cassa contro carta

È su questo terreno che il caso Grand Metropolitan diventa interessante anche al di fuori della vicenda specifica.

Secondo la ricostruzione del VZB, tra il 2023 e il 2024 l'ente previdenziale avrebbe acquisito una partecipazione di minoranza pari a circa il 25% di Grand Metropolitan attraverso pagamenti in denaro a Kingstone.

Parallelamente, Kingstone avrebbe incrementato il capitale della holding mediante conferimenti in natura.

Tra gli asset conferiti sarebbero rientrate prevalentemente partecipazioni societarie, software e diritti legati a marchi.

Per diversi aumenti di capitale effettuati tra giugno 2023 e aprile 2024, per un controvalore complessivo indicato dal VZB in circa 200 milioni di euro, secondo l'ente non sarebbero state fornite spiegazioni sufficienti sulle metodologie utilizzate per determinare il valore degli asset conferiti né sull'attività economica che tali beni avrebbero dovuto sostenere.

L'annuncio di un ulteriore aumento di capitale mediante conferimenti in natura avrebbe quindi spinto il VZB a rivolgersi alla Camera delle Imprese di Amsterdam.

La questione tecnica può essere sintetizzata in una formula:

una parte entra con cassa, l'altra con carta valutata internamente.

Non è il conferimento in natura, in sé, a rappresentare un problema.

Il problema nasce quando il valore attribuito a partecipazioni, software, marchi o altri beni immateriali determina rapporti di partecipazione societaria senza che esistano criteri sufficientemente trasparenti, verificabili e indipendenti.

Finché quei valori non vengono testati dal mercato o da un soggetto terzo, la reale diluizione economica sopportata dal socio che ha apportato cassa può risultare difficile da misurare.

Un'exit, una liquidazione, una nuova raccolta di capitale o un contenzioso possono successivamente trasformare una divergenza teorica di valutazione in una differenza economica concreta.

Ed è precisamente per questo che la valutazione dei conferimenti non è un dettaglio contabile.

È uno dei punti nei quali si decide chi possiede realmente quale quota di valore.


Le tre asimmetrie da leggere con attenzione

1. Dimissioni o sospensione

Il comunicato dell'11 agosto colloca al 30 giugno le dimissioni volontarie degli organi sociali.

La comunicazione del VZB riferisce invece che il 16 luglio l'Ondernemingskamer avrebbe disposto la sospensione degli amministratori e dei componenti del consiglio di sorveglianza.

Le due circostanze non sono necessariamente incompatibili.

È possibile, sul piano cronologico, che dimissioni già prodotte o comunicate al 30 giugno convivano con un successivo provvedimento giudiziario riferito alla composizione formale degli organi o alla situazione societaria risultante dagli atti.

Il punto rilevante è un altro.

Presentare soltanto la prima circostanza produce una lettura della separazione molto diversa da quella che emerge includendo anche la seconda.

La prima racconta una riorganizzazione concordata.

La seconda inserisce quella riorganizzazione dentro un procedimento giudiziario sulla governance della società.


2. La revoca del marchio

È probabilmente l'aspetto economicamente più interessante dell'intera operazione.

Grand Metropolitan operava secondo un modello dichiaratamente asset-light.

In modelli di questo tipo il valore non risiede principalmente nella proprietà degli immobili, ma nella capacità di controllare o utilizzare marchi, piattaforme, relazioni commerciali, contratti di management, affiliazioni, software e network distributivi.

Il comunicato specifica però che il marchio Grand Metropolitan non apparteneva alla holding partecipata dalla joint venture.

La titolarità mondiale risultava in capo a Grand Metropolitan 1931 AG, interamente controllata da Kingstone.

Con la separazione, la licenza è stata revocata.

È un elemento centrale.

Quando un investitore attribuisce valore a una società asset-light, deve distinguere tra gli asset posseduti dalla società e quelli dei quali la società dispone soltanto attraverso licenze o accordi con parti correlate.

La differenza è sostanziale.

Un marchio utilizzato non equivale necessariamente a un marchio posseduto.

Se la titolarità rimane allo sponsor, il valore economico attribuito dal socio finanziatore alla disponibilità di quell'asset può risultare esposto alle condizioni, alla durata e alle clausole di cessazione previste dal contratto di licenza.

Il problema non è quindi soltanto quanto vale il marchio.

La prima domanda dovrebbe essere:

chi lo possiede?

La seconda:

a quali condizioni la società può continuare a utilizzarlo?


3. Il perimetro mobile

Il comunicato utilizza espressioni riferite al Grand Metropolitan Hotels Group e a Grand Metropolitan Hotels Holding B.V.

Ma le due dimensioni non coincidono necessariamente.

La holding olandese oggetto della joint venture viene ceduta indirettamente a Gravity.

Il marchio Grand Metropolitan rimane invece nella sfera Kingstone.

Altre attività del gruppo continuano a essere presentate come riconducibili alla stessa area imprenditoriale.

Il risultato è un perimetro che, per il lettore non specializzato, può apparire più continuo di quanto sia sul piano societario.

C'è inoltre un ulteriore elemento da osservare.

Il trasferimento del controllo della holding olandese avviene a monte, attraverso la cessione della società emiratina che deteneva il 70,3%.

È una tecnica perfettamente utilizzabile nelle operazioni societarie internazionali, ma rende ancora più importante distinguere:

chi vende, cosa viene venduto, dove si trova il veicolo ceduto e quale società rimane formalmente oggetto del contenzioso.

Il controllo economico può cambiare senza che venga trasferita direttamente la partecipazione nella società al centro della controversia.


Il quarto nodo: chi finanzia il futuro

Nel comunicato compare infine un elemento meno spettacolare, ma decisivo.

La joint venture sarebbe stata finanziata esclusivamente da Kingstone.

Una volta intervenuta la separazione, resta quindi da comprendere quale sarà il modello di finanziamento della nuova Gravity Capital Hospitality.

Per una piattaforma asset-light questo punto è fondamentale.

L'assenza di immobili non significa assenza di fabbisogno finanziario.

Management company, piattaforme tecnologiche, brand, sistemi distributivi e strutture di affiliazione richiedono capitale per acquisizioni, personale, sviluppo commerciale, tecnologia e working capital.

Una piattaforma asset-light può avere pochi immobili e continuare ad avere un'elevata necessità di liquidità.

La domanda da porre dopo ogni cambio di controllo è quindi molto semplice:

chi finanzia il prossimo metro di crescita?


Il contesto VZB

La vicenda Grand Metropolitan si inserisce inoltre in un quadro molto più ampio.

Il VZB ha comunicato ai propri iscritti perdite superiori alla metà di un patrimonio precedentemente indicato in circa 2,2 miliardi di euro, riconducendole a una politica pluriennale di investimenti caratterizzata anche da partecipazioni illiquide e ad alto rischio.

Nel maggio 2026 l'ente ha inoltre depositato presso il Landgericht Berlin II un atto di oltre 2.000 pagine nei confronti di dodici soggetti, tra i quali — secondo quanto comunicato dallo stesso ente — il Land di Berlino nella sua funzione di autorità di vigilanza, la società di revisione Forvis Mazars, apoBank e precedenti esponenti della governance dell'ente.

Il caso interessa circa 11.000 professionisti iscritti, le cui posizioni previdenziali potrebbero essere interessate dalle conseguenze delle perdite.

Questo contesto non dimostra nulla, da solo, rispetto alla gestione di Grand Metropolitan.

Spiega però perché il tema della valutazione degli asset, della governance delle partecipate e della tutela della minoranza sia diventato per il VZB una questione non più soltanto societaria, ma anche previdenziale.


Perché questa vicenda interessa il mercato alberghiero italiano

La rilevanza del caso non riguarda soltanto Kingstone, VZB o Grand Metropolitan.

Ci sono almeno tre lezioni direttamente applicabili alle operazioni alberghiere italiane.

Il capitale istituzionale non è capitale paziente per definizione

Fondi pensione, casse professionali, assicurazioni e investitori istituzionali possono avere orizzonti temporali lunghi.

Questo non significa che abbiano una tolleranza illimitata verso opacità, governance debole o difficoltà nella valorizzazione degli asset.

Vicende come quella del VZB possono produrre l'effetto opposto: processi di investimento più lunghi, due diligence più invasive, maggiore attenzione ai conflitti di interesse e requisiti documentali più severi.

Per chi in Italia struttura veicoli destinati a capitale istituzionale internazionale, il messaggio è chiaro:

la qualità della governance è ormai parte della proposta d'investimento.


Un marchio non vale soltanto per quanto fattura

Nei modelli asset-light si tende spesso a discutere del valore economico del brand.

Ma prima della valutazione viene la titolarità.

Un investitore dovrebbe verificare almeno:

  • proprietà del marchio;

  • durata delle licenze;

  • condizioni di revoca;

  • eventuali rapporti con parti correlate;

  • possibilità di trasferimento;

  • conseguenze di un cambio di controllo;

  • utilizzo territoriale;

  • proprietà dei dati e dei sistemi digitali collegati al marchio.

Un brand può avere un'elevata riconoscibilità commerciale e, contemporaneamente, rappresentare un asset debole per l'investitore se il suo utilizzo dipende da un soggetto esterno alla società finanziata.

Nelle strutture asset-light, la disponibilità giuridica dell'asset conta quanto la sua notorietà commerciale.


I conferimenti in natura richiedono una vera valutazione indipendente

Partecipazioni societarie, software, database, marchi e proprietà intellettuale possono legittimamente essere conferiti in una joint venture.

Ma il loro valore non dovrebbe diventare una variabile discrezionale.

Quando il rapporto tra i soci dipende dal valore attribuito agli asset conferiti, servono almeno:

  • perizia indipendente;

  • criteri di valutazione espliciti;

  • accesso ai dati utilizzati nelle valutazioni;

  • meccanismi di aggiustamento;

  • disciplina delle operazioni con parti correlate;

  • diritti informativi rafforzati;

  • clausole anti-diluizione;

  • regole chiare sugli aumenti di capitale;

  • meccanismi di deadlock;

  • procedure di exit predeterminate.

Non sono formalismi.

Sono gli strumenti attraverso i quali si impedisce che una differenza di valutazione si trasformi in una diluizione economica silenziosa.


La lezione per chi struttura una joint venture alberghiera

Il caso Grand Metropolitan mostra quanto possa essere fuorviante concentrare tutta l'attenzione sul valore nominale dell'operazione.

In una joint venture alberghiera le domande decisive sono spesso altre.

Chi mette la cassa?

Chi determina il valore degli asset conferiti?

Chi controlla il marchio?

Chi possiede il software e i dati?

Chi finanzia le perdite iniziali?

Chi può approvare un aumento di capitale?

Come viene protetto il socio che non lo sottoscrive?

Quali informazioni deve ricevere la minoranza?

Cosa accade in caso di deadlock?

E soprattutto: che cosa rimane nella società se il rapporto tra i soci finisce?

La qualità di una joint venture non si misura il giorno del closing.

Si misura il giorno in cui gli interessi dei soci iniziano a divergere.

È allora che si scopre se la struttura era realmente equilibrata oppure se l'equilibrio esisteva soltanto finché tutti erano d'accordo.


Nota metodologica

Questo articolo si fonda esclusivamente su fonti primarie pubbliche: il comunicato diffuso tramite PR Newswire l'11 agosto 2026, la comunicazione del Versorgungswerk der Zahnärztekammer Berlin del 23 luglio 2026 e le ulteriori note pubblicate dallo stesso ente con riferimento al contenzioso avviato nel maggio 2026.

Le ricostruzioni relative alle decisioni dell'Ondernemingskamer, alle valutazioni contestate, alla governance della holding e agli investimenti del VZB sono attribuite alle rispettive fonti e non costituiscono un autonomo accertamento dei fatti o delle responsabilità dei soggetti coinvolti.

Il procedimento dinanzi all'Ondernemingskamer di Amsterdam risulta, per quanto indicato dalle fonti considerate, ancora in corso.

La decisione di disporre un'indagine ha natura istruttoria e non equivale a un accertamento definitivo di responsabilità.

Le considerazioni contenute nell'articolo riguardano esclusivamente la struttura economica e societaria delle operazioni descritte e i relativi profili di governance, valutazione e tutela degli investitori.


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Il prezzo dichiarato di un'operazione racconta soltanto una parte della storia.

Il valore reale dipende da chi possiede gli asset, come vengono valutati i conferimenti, quali diritti conserva la minoranza, chi controlla i marchi, come vengono finanziati gli aumenti di capitale e cosa accade quando gli interessi dei soci non coincidono più.

Se stai valutando l'ingresso di un investitore, una joint venture, una ristrutturazione societaria, un'acquisizione o un conferimento nel settore alberghiero, la struttura deve essere analizzata prima del closing, non dopo il conflitto.

Per una valutazione riservata dell'operazione:
r.necci@robertonecci.it

Roberto Necci — Investhotel Capital Partners. Advisory su operazioni straordinarie nel settore alberghiero: M&A, ristrutturazioni del debito, contratti di gestione, NPL/UTP, valutazioni di aziende alberghiere in esercizio e strutturazione di operazioni con investitori.

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