La nuova piattaforma europea di Alternative Asset Management nasce con circa €3 miliardi di masse gestite, €500 milioni di seed capital e l’obiettivo di superare €10 miliardi. L’hospitality non figura oggi tra i settori prioritari dichiarati, ma private equity, private debt, consolidamento delle PMI e transizione energetica pongono una domanda strategica: quanto è pronto il sistema alberghiero italiano a dialogare con il nuovo capitale istituzionale?

La nascita di 21 NEXT non è, almeno formalmente, una notizia alberghiera.

Ma potrebbe raccontare molto del futuro finanziario dell’hospitality italiana.

La nuova piattaforma europea di Alternative Asset Management nasce dall’integrazione delle competenze di 21 Invest e 21 Tages, sotto la regia strategica di Edizione, partendo da circa €3 miliardi di asset under management, 11 fondi attivi e oltre 100 professionisti.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: superare €10 miliardi di masse gestite.

Edizione, azionista di maggioranza della piattaforma, mette inoltre a disposizione €500 milioni di seed capital per sostenere lo sviluppo delle nuove strategie.

I quattro pilastri sono:

private equity, private debt, infrastrutture ed energy transition.

L’hospitality non compare oggi tra i settori prioritari esplicitamente annunciati.

Sarebbe pertanto scorretto sostenere che 21 NEXT stia preparando un ingresso nel mercato alberghiero.

Il punto interessante è un altro.

La nascita di piattaforme finanziarie capaci di combinare equity, debito privato, infrastrutture e capitale destinato alla trasformazione industriale delle PMI mostra come stia evolvendo il mercato europeo dei capitali.

E un’industria come quella alberghiera italiana — frammentata, patrimonializzata, capital intensive e bisognosa di consolidamento — difficilmente potrà rimanere estranea a questa evoluzione.

Per Investimenti Alberghieri, quindi, la vera domanda non è:

21 NEXT investirà negli hotel?

La domanda è molto più ampia:

quanto sono pronte le imprese alberghiere italiane a diventare investibili per il capitale istituzionale?

Il capitale sta cambiando prima ancora degli hotel

Storicamente una parte significativa dell’hospitality italiana ha finanziato crescita e investimenti attraverso uno schema relativamente semplice:

capitale familiare + credito bancario + garanzia immobiliare.

Un modello perfettamente coerente con un settore caratterizzato da proprietà familiari e forte componente real estate.

Ma quando l’operazione diventa più complessa, questo schema può mostrare i propri limiti.

Un’impresa alberghiera può avere bisogno di capitale per:

  • acquisire altre strutture;

  • finanziare importanti programmi di capex;

  • affrontare un passaggio generazionale;

  • rifinanziare l’indebitamento;

  • costruire una piattaforma multi-asset;

  • sostenere una fase di turnaround;

  • entrare in nuovi mercati;

  • sviluppare nuove formule gestionali;

  • finanziare acquisizioni attraverso strategie buy-and-build.

In queste situazioni il credito bancario tradizionale può non essere sufficiente o non rappresentare necessariamente lo strumento più adatto.

È esattamente nello spazio compreso tra equity tradizionale e credito bancario che si sviluppano strumenti come private equity e private debt.

La crescita di piattaforme come 21 NEXT testimonia quindi un cambiamento strutturale:

il capitale privato sta diventando progressivamente più articolato, specializzato e capace di finanziare differenti fasi della vita di un’impresa.

Private debt: forse il segmento più interessante per l’hospitality

All’interno di 21 NEXT figura il Tages Credit Fund, veicolo di private debt da circa €145 milioni dedicato alla media impresa italiana.

Non esiste oggi alcun annuncio che indichi specificamente il settore alberghiero come target.

Ma il private debt merita particolare attenzione da parte dell’hospitality.

Un albergo patrimonialmente solido può infatti trovarsi davanti a una situazione apparentemente paradossale:

possedere un immobile di grande valore ma avere bisogno di strumenti finanziari più flessibili rispetto al normale finanziamento ipotecario.

Può accadere in presenza di acquisizioni, ristrutturazioni, operazioni straordinarie, esigenze temporanee di liquidità, espansione o rifinanziamento.

A quel punto la lettura dell’operazione cambia.

Non basta più chiedersi:

quanto vale l’immobile?

Diventa necessario comprendere:

quanto cash flow genera l’impresa?

Qual è l’EBITDA normalizzato?

Qual è il GOP sostenibile?

Quanto debito può realmente sopportare?

Quanto capitale deve essere investito dopo l’acquisizione?

Quale livello di DSCR può garantire?

Quanto è affidabile il business plan?

Qual è la capacità del management di raggiungere i risultati previsti?

È lo stesso approccio utilizzato nelle operazioni di ristrutturazione, turnaround e finanza alberghiera analizzate attraverso Investhotel:

il valore dell’immobile, il valore dell’azienda e la sostenibilità della struttura finanziaria sono tre grandezze differenti.

Confonderle può produrre errori di valutazione molto rilevanti.

Quando un hotel diventa realmente investibile per il capitale istituzionale?

La presenza di un buon immobile non è sufficiente.

Un investitore professionale tende a valutare contemporaneamente almeno sette dimensioni.

1. EBITDA e GOP normalizzati

Il rendimento deve essere ricostruito eliminando componenti straordinarie, inefficienze gestionali e costi non rappresentativi della futura gestione.

2. Sostenibilità del debito

Non conta soltanto quanto debito può essere ottenuto, ma quanto debito può essere realmente rimborsato attraverso i flussi operativi.

3. Capex reale

Il prezzo di acquisto è soltanto una parte dell’investimento.

Occorre stimare ristrutturazioni, adeguamenti normativi, FF&E, impianti, tecnologia, repositioning e capitale circolante.

4. Governance

Bilanci leggibili, reporting affidabile, processi decisionali chiari e trasparenza societaria riducono il rischio percepito dall’investitore.

5. Management

Una struttura dipendente esclusivamente dall’imprenditore-proprietario è difficilmente scalabile.

Un’organizzazione manageriale replicabile può invece assumere un valore autonomo.

6. Scalabilità

L’investitore deve capire se il modello può funzionare soltanto in quell’hotel oppure può essere replicato su altri asset.

7. Exit strategy

Ogni operazione istituzionale deve contenere implicitamente una domanda:

chi potrà acquistare questo investimento tra cinque, sette o dieci anni e perché dovrebbe pagarlo di più?

Questi elementi trasformano un semplice immobile alberghiero in una vera investment proposition.

L’hotel italiano è spesso una PMI costruita intorno a un grande immobile

Questa è probabilmente una delle caratteristiche più peculiari del mercato italiano.

Dietro immobili alberghieri dal valore significativo esistono frequentemente aziende familiari relativamente piccole.

La proprietà può possedere un patrimonio importante ma disporre ancora di:

reporting essenziale;

controllo di gestione poco evoluto;

forte dipendenza dall’imprenditore;

governance familiare;

limitata pianificazione finanziaria;

assenza di una vera struttura manageriale;

ridotta capacità di aggregazione.

Per il capitale istituzionale questa situazione rappresenta contemporaneamente un problema e un’opportunità.

Il problema è evidente:

un immobile di valore non rende automaticamente investibile l’impresa che lo utilizza.

L’opportunità consiste invece nella possibilità di trasformare aziende valide ma non ancora strutturate in organizzazioni più efficienti, manageriali e scalabili.

Una trasformazione che richiede contemporaneamente competenze immobiliari, economico-finanziarie, gestionali, organizzative e commerciali.

È precisamente questa multidisciplinarietà che caratterizza l’approccio di Hotel Management Group, dove analisi dell’asset, controllo di gestione, posizionamento, management, governance e performance vengono osservati come parti dello stesso processo di creazione del valore.

Da un hotel a una piattaforma: dove può nascere il vero enterprise value

Uno dei grandi temi dell’hospitality italiana dei prossimi anni potrebbe essere il passaggio:

dal singolo hotel alla piattaforma alberghiera.

Un hotel indipendente può essere un eccellente investimento.

Ma rimane intrinsecamente legato a un singolo asset.

Quando invece un’organizzazione dispone di:

management centrale;

sistemi di revenue management;

marketing;

procurement;

controllo di gestione;

tecnologia;

procedure operative;

brand;

capacità di acquisire o gestire nuove strutture;

il valore inizia progressivamente a spostarsi dall’immobile all’impresa.

Hotel tradizionale Piattaforma alberghiera
Valore prevalentemente immobiliare Immobiliare + enterprise value
Management legato alla proprietà Management professionale
Un singolo asset Portafoglio multi-asset
Limitate economie di scala Funzioni centralizzabili
Crescita principalmente organica Potenziale buy-and-build
Elevata concentrazione del rischio Diversificazione
Exit immobiliare Exit immobiliare, societaria o industriale

È questo passaggio che può rendere l’hospitality interessante per una parte del private equity.

Il capitale istituzionale non deve necessariamente acquistare camere d’albergo.

Può investire nella capacità di un’organizzazione di controllarne sempre di più.

Il precedente Vacalians dimostra che il turismo non è un territorio sconosciuto

Esiste inoltre un precedente interessante.

21 Invest ha già operato nell’industria dell’ospitalità attraverso Vacalians Group, attivo nell’outdoor accommodation.

Il gruppo venne costruito attraverso l’aggregazione di Village Center e Vacances Directes e sviluppò successivamente una strategia di consolidamento e internazionalizzazione.

Al momento dell’exit, avvenuta nel 2015 con la cessione a Permira, Vacalians disponeva di 279 campeggi, dei quali 46 direttamente posseduti e 233 appartenenti a terzi, e generava circa €140 milioni di ricavi.

Non significa che 21 NEXT intenda replicare quella strategia nel settore alberghiero.

Sarebbe una conclusione non supportata dai fatti disponibili.

Ma il caso Vacalians dimostra che una logica estremamente importante per l’hospitality italiana non è estranea all’esperienza di 21 Invest:

aggregare operatori frammentati e trasformarli in una piattaforma di dimensioni maggiori.

Ed è precisamente questa dinamica a meritare attenzione.

Il nuovo fondo da €800 milioni non dichiara l’hospitality

Sul fronte private equity, 21 NEXT prepara attraverso 21 Invest un nuovo fondo paneuropeo con target di €800 milioni, dedicato al lower mid-market.

I settori indicati comprendono healthcare, technology & software, specialized industrials e business services.

Hospitality e real estate alberghiero non figurano quindi tra i verticali dichiarati.

È importante sottolinearlo.

Un’analisi finanziaria seria deve distinguere continuamente tra:

fatti, interpretazioni e scenari.

Il fatto è che 21 NEXT nasce come grande piattaforma di Alternative Asset Management.

L’interpretazione è che questo rappresenti un’ulteriore conferma della crescita dei private markets europei.

Lo scenario è che, nel tempo, l’aumento del capitale alternativo possa incontrare anche un comparto come quello alberghiero.

Le tre cose non devono essere confuse.

Energy transition: negli hotel non è soltanto ESG

La componente energy transition aggiunge una seconda dimensione interessante.

Attraverso 21 Tages, la piattaforma opera su un portafoglio superiore a 500 impianti fotovoltaici e circa 1 GW di capacità, oltre ad attività in altri segmenti della transizione energetica.

Anche qui non esiste un collegamento automatico con l’hospitality.

Ma per resort, villaggi turistici, complessi termali, strutture leisure e grandi alberghi l’energia rappresenta già oggi una voce rilevante del conto economico.

Un investimento in efficienza energetica può quindi produrre almeno tre effetti:

ridurre l’OPEX;

aumentare il cash flow;

incrementare indirettamente il valore dell’asset.

Per questo la transizione energetica non dovrebbe essere osservata esclusivamente attraverso parametri ESG.

Quando viene correttamente strutturata può diventare una componente concreta della strategia di creazione del valore.

Il vero prezzo di un hotel non è il prezzo di acquisto

Per comprendere perché il capitale professionale affronti il settore con criteri differenti è sufficiente osservare un errore ricorrente nel mercato:

confondere il prezzo dell’immobile con il capitale necessario per realizzare l’investimento.

Un hotel acquistato per €10 milioni potrebbe richiedere:

€4 milioni di ristrutturazione;

€1,5 milioni di FF&E;

€1 milione tra costi finanziari, professionali e tecnici;

capitale circolante;

investimenti commerciali;

eventuali perdite operative durante la fase di repositioning.

L’investimento reale potrebbe quindi essere molto più vicino a €17-18 milioni che ai €10 milioni indicati nell’atto di acquisto.

Solo a quel punto può essere calcolato il rendimento effettivo.

È per questa ragione che le analisi di Investimenti Alberghieri cercano di distinguere sempre:

prezzo dell’asset;

capitale complessivamente necessario;

valore potenziale dell’operazione.

Sono tre numeri differenti.

Dal valore immobiliare all’enterprise value

La crescita del capitale istituzionale può produrre anche un secondo cambiamento culturale.

Molti hotel italiani continuano a essere valutati principalmente come immobili.

Ma quando l’organizzazione acquisisce management, brand, tecnologia, procedure, contratti, sistemi di distribuzione e capacità di replicare il proprio modello, diventa possibile ragionare anche in termini di:

enterprise value.

È un salto concettuale enorme.

Il valore non risiede più soltanto nei metri quadrati posseduti.

Risiede nella capacità dell’impresa di generare reddito utilizzando asset propri o di terzi.

Una società alberghiera che riesca a controllare progressivamente un numero crescente di hotel senza necessariamente possederne tutti gli immobili può diventare molto più scalabile.

E quindi potenzialmente più interessante per il capitale professionale.

È uno dei temi che Roberto Necci affronta nell’analisi della trasformazione economica, gestionale e finanziaria dell’industria alberghiera italiana: la qualità del management e della governance può diventare essa stessa una componente del valore.

Il problema non è trovare capitale. È diventare finanziabili

La disponibilità crescente di capitale alternativo non significa che qualsiasi impresa alberghiera potrà accedervi.

Probabilmente avverrà l’esatto contrario.

Più sofisticato diventa il capitale, più rigorosa diventa la selezione.

Per entrare nel radar degli investitori istituzionali un’impresa deve essere in grado di produrre informazioni affidabili e consentire una due diligence approfondita.

Servono:

contabilità chiara;

reporting;

business plan;

analisi della concorrenza;

capex verificato;

management;

governance;

proiezioni economico-finanziarie;

sensitivity analysis;

scenari di exit.

In altre parole:

prima ancora di cercare capitale, occorre diventare finanziabili.

Ed è probabilmente questo uno dei passaggi più importanti che attende una parte significativa dell’hospitality italiana.

21 NEXT è una notizia alberghiera?

Direttamente, oggi:

no.

Strategicamente:

sì.

21 NEXT non ha annunciato un fondo dedicato agli hotel.

L’hospitality non compare tra i settori prioritari dichiarati per il nuovo fondo paneuropeo.

Ma una piattaforma che nasce con circa €3 miliardi di masse gestite, €500 milioni di seed capital e strategie che comprendono private equity, private debt, infrastructure ed energy transition rappresenta un altro importante segnale della direzione verso cui sta andando il capitale europeo.

Più capitale privato.

Più specializzazione.

Più strumenti alternativi.

Più attenzione al cash flow.

Più aggregazioni.

Più managerializzazione.

Più capacità di finanziare trasformazioni industriali.

Ed è difficile immaginare che un settore come l’hospitality italiana — composto da migliaia di PMI, fortemente patrimonializzato ma ancora estremamente frammentato — possa rimanere fuori da questo processo.

La domanda da porsi, quindi, non è:

21 NEXT comprerà hotel italiani?

La vera domanda è:

quanti hotel italiani sarebbero oggi realmente investibili da un operatore come 21 NEXT?

La risposta probabilmente riguarda una minoranza del mercato.

Ed è proprio questo il punto.

Perché il prossimo ciclo di consolidamento dell’hospitality italiana potrebbe non essere determinato soltanto da chi possiede gli immobili, ma soprattutto da chi sarà capace di trasformarli in imprese efficienti, finanziabili, scalabili e comprensibili per il capitale istituzionale.


ANALISI RISERVATE PER INVESTITORI, BANCHE, FONDI E PROPRIETÀ

Investimenti Alberghieri sviluppa dossier indipendenti e analisi riservate su asset, aziende e operazioni alberghiere.

Le analisi possono comprendere:

  • valutazione dell’asset;

  • analisi economico-finanziaria;

  • verifica del business plan;

  • normalizzazione EBITDA e GOP;

  • valutazione del capex;

  • scenari di investimento;

  • analisi della sostenibilità finanziaria;

  • valutazione delle potenzialità operative;

  • individuazione delle criticità;

  • alternative di gestione;

  • trasformazione e repositioning;

  • ipotesi di vendita o locazione;

  • operazioni straordinarie;

  • scenari di valorizzazione ed exit.

L’attività è rivolta a investitori, fondi, banche, finanziatori, servicer, operatori, proprietà alberghiere e soggetti coinvolti in operazioni UTP/NPL, anche attraverso incarichi riservati.

Richieste e informazioni:
info@investimentialberghieri.it



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